Enigma
di Marco Vallarino
recensita da Roberto Grassi e Paolo Lucchesi
Quando ci si mette a giocare a Enigma, specialmente per scrivere una recensione, l’aspettativa è naturalmente molto alta, dato che si tratta dell’AT italiana più scaricata (e presumo giocata) in assoluto e che ha inoltre vinto il premio avventura del 2000 davanti a Flamel (pregevolissima anch’essa, fra l’altro).
Forse non siamo riusciti a coglierne il fascino ma, purtroppo, è stata per diversi aspetti una grossa delusione. Il gioco a nostro parere non soddisfa nessuno dei requisiti standard condivisi per definire un’AT di ‘qualità’.

Anzitutto, l’avventura è realizzata con una cura assolutamente non ineccepibile. Molti oggetti che sono nominati nelle descrizioni delle stanze, ad esempio, non risultano essere in realtà esistenti. Ancora, l’autore non ha personalizzato i messaggi standard di Inform, per cui se canti “sei stonatissimo” e volendo “salti sul posto, senza risultato”; questo porta anche ad involontari effetti semi-comici per cui guardandoti “hai sempre lo stesso bell’aspetto” ma guardandoti allo specchio “non hai una bella cera”.
I personaggi non giocanti poi, sono monodimensionali, funzionali solo al loro compito di “ostacolo” e niente li differenzia da altri oggetti inanimati; esistono per uno scopo, non fanno altro e non reagiscono minimamente a qualsiasi stimolo del giocatore che non sia quello necessario per procedere nel corso del gioco. Uno di loro, addirittura, “non sembra interessato” quando gli viene mostrato l’oggetto col quale andrà corrotto poche mosse dopo.
Dal punto di vista “letterario” Enigma, fedelmente al suo nome, offre poco o nulla. La trama è estremamente esile ed è chiaramente soltanto un espediente per proporre al giocatore una serie di problemi e, appunto, enigmi. Detto questo, possiamo anche perdonare il fatto che la storia abbia un ché di “visto e rivisto, trito e ritrito”.
Ma se poi si analizza Enigma sotto i parametri dei “crimini contro la mimesi” (dall’omonimo articolo di Roger Giner-Sorolla) mi sembra evidente che siamo in presenza di “enigmi fuori dal contesto”, “oggetti fuori dal contesto” e “contesti fuori dal contesto”. Quello che ne risulta è una mescolanza di elementi diversi malamente amalgamati che non può non riuscire indigesta.
Se poi si analizza il gioco dal punto di vista della lista dei diritti del giocatore (articolo di Graham Nelson che trovate in questo stesso numero) si vede anche che molti dei punti che Graham suggerisce sono violati.
E dunque? Cosa resta?
Resta che si potrebbe dire: “E’ un’AT che non ha trama e contesto per una scelta precisa da parte dell’autore” (anche se alla fine del gioco si dovrebbe capire perché abbiamo incontrato quei PNG e perché ci siamo mossi in quelle locazioni).
Ma a questo punto vengono spontanee due considerazioni.
La prima è che creare un’AT senza contesto è un facile alibi per poter giustificare qualunque cosa e questo a nostro modo di vedere è più una debolezza che una giustificazione.
La seconda è che è possibile creare AT (nel senso di avventure testuali ‘old style’) con un contesto ben preciso senza che questo possa costituire un limite alla fantasia, alla giocabilità e al design degli enigmi. Riguardo questo aspetto, invito tutti a giocare al meraviglioso “The Isle of the Cult” rilasciato l’anno scorso.
Lasciando da parte anche queste considerazioni, permane un ultimo problema: Enigma delude parzialmente anche secondo quello che dovrebbe essere il suo punto di forza. Gli enigmi che si incontrano risolvendo il gioco sono abbastanza semplici e tutto sommato scadenti e banali. Anzitutto, la maggior parte di essi segue lo schema “get x - use x”: bisogna trovare un oggetto che servirà (unicamente, poi potrà essere buttato via) a risolvere un enigma, che a sua volta ci fornirà un nuovo oggetto per risolvere un altro enigma…
Anche i pochi puzzle che escono da questo stile non brillano certo per originalità: un banale crittogramma, un paio di indovinelli, il solito labirinto. Si salvano soltanto il problema del foglio da leggere (ma chi conosce il latino è avvantaggiato) e l’enigma numerico finale; ma è comunque poco, si sente la mancanza di enigmi più articolati, forse più difficili ma capaci di dare ben più soddisfazione al giocatore che finalmente li risolve (il pesce babele vi ricorda qualcosa?).
In conclusione, rispetto agli standard “internazionali” Enigma è abbastanza deludente.
Rispetto agli standard “italiani” è un’AT che vorrebbe ricalcare gli stili e il fascino delle vecchie AT della scuola italiana ma che non riesce a farlo (mi sembra, tra l’altro, che le avventure di BdB fossero estremamente attente al “contesto”).
Pro: breve
Contro: trama assente, fuori contesto, enigmi fiacchi
