Avventure e Cinema: proposte tecniche per un matrimonio
di Francesco Cordella
Può sembrare incredibile, eppure è così: non esistono avventure testuali tratte da film. Ma la cosa davvero sorprendente è che, per quanto mi risulta, non esistono neppure avventure testuali chiaramente ispirate a un film, nell’intreccio, nei personaggi, nell’ambientazione. E questo, se vogliamo, è ancora più strano.
L’unico esempio, ma si tratta di un’avventura grafico-testuale, me lo ha ricordato Paolo Vece, frequentatore del newsgroup it.comp.giochi.avventure-testuali: Dallas Quest (Datasoft, 1984). Tuttavia, oltre a non essere un’avventura testuale, è un gioco ispirato a un serial televisivo, non a un film. Divertente, a quanto ricordo, però senza spunti particolarmente originali e con scarsissima attinenza alla trama reale della fiction americana.
Diverso il discorso per le avventure grafiche: qui abbiamo la serie Indiana Jones (iniziata nel 1992) e Blade Runner (Westwood, 1997). Soltanto due titoli, comunque.
Quanto ai telefilm, abbiamo X-Files (Ubisoft, 1998) e C.S.I. (Ubisoft, 2003).
Tutti gli altri esempi, che in un primo momento possono venire in mente, in realtà non sono avventure tratte da film, bensì da libri: Dracula, Frankenstein, Lord of the Rings, The Hobbit, Sherlock, Il mago di Oz e il bellissimo Wonderland.
Dunque, la domanda è: perché non esistono avventure testuali se non tratte, almeno vagamente ispirate a un film? Risposta scontata: perché è reato scrivere un’avventura tratta da un film senza comprarne i diritti e, allo stesso tempo, comprare i diritti è enormemente dispendioso e per niente redditizio. Forse solo la Infocom nell’età dell’oro avrebbe potuto permetterselo e comunque avrebbe rischiato il fallimento anzitempo perché, in genere, la posta non vale il rischio quando si parla di investimenti che riguardino giochi solo testuali.
I casi di Indiana Jones e Blade Runner sono eccezionali. Innanzi tutto, si tratta di giochi grafici e, lo sappiamo, il budget è decisamente superiore per questo tipo di prodotti. Poi, stiamo parlando di due film di enorme successo che ben si prestano a un adattamento avventuroso e che (almeno in teoria) assicurano un certo ritorno economico nei negozi (anche se Blade Runner fu un mezzo fallimento).
Detto questo, non è ozioso, e di certo è divertente, chiedersi: quali film sarebbero adatti a diventare un’avventura testuale (non grafica)? Quali offrono spunti interessanti? Quali sembrano adatti, ma in realtà non lo sono? Ho buttato giù una lista, l’ordine è dal film più “adattabile” al meno “adattabile”. Ovviamente, vista la monumentale vastità dell’argomento, non potrà mai essere completa. Ma può essere un punto di partenza. Eccola.
Paycheck (John Woo, 2003). Ha una trama che fonde thriller e fantascienza, un protagonista che ha perso una parte della memoria (un “classico” delle avventure) e, soprattutto, un risvolto prettamente “avventuroso”: il personaggio principale si ritrova con dieci oggetti (uno spray, un accendino, un anello ecc.) e deve scoprire il modo di usarli per raggiungere un obiettivo.
Fuori Orario (Martin Scorsese, 1985). Il protagonista è un tipico personaggio avventuroso: è un uomo comune e, soprattutto, un “blank hero” (definizione di Roger-Giner Sorolla nel saggio Crimes against mimesis), cioè un “eroe senza passato, senza una storia personale”, ma semplicemente una “pedina” da manovrare. Il che non è molto in linea con i canoni della narrativa interattiva, che richiede una storia, se non addirittura un’introspezione psicologica del protagonista, però potrebbe dare un retrogusto da “vecchia scuola”. Oltre a questo, Fuori Orario è una straordinaria avventura nella notte, tra personaggi ambigui e bizzarre situazioni, con un preciso traguardo da raggiungere: il ritorno a casa.
Rain Man (Barry Levinson, 1988). Convertito in avventura, questo popolarissimo film si presterebbe a uno spunto ancora poco usato nelle avventure: il cambio di personaggio. Sarebbe interessante, adattando Rain Man, potere impersonare, in base alla situazione, Tom Cruise o Dustin Hoffman, nel corso del loro viaggio “on the road”. Rain Man, poi, offre molti luoghi da visitare. Più difficile sarebbe ricavarne degli enigmi: ma potrebbe essere un’avventura esplorativa e “dialoghistica” più che enigmatica.
Saw — L’Enigmista (James Wan, 2004). Se Rain Man offre lo spunto del cambio di personaggio, Saw sarebbe perfetto per costruire un’avventura che si svolge, in parallelo, in due scenari. Il primo: quello dei due tizi che si ritrovano in una “cella” con un cadavere nel mezzo. Il secondo: lo scenario esterno, con i flashback del serial killer che uccide e il presente della polizia che gli dà la caccia. Il giocatore PC (noi alla tastiera) potrebbe essere proprio il serial killer che pone enigmi ai due tizi rinchiusi, uccide in alcuni flashback e sfugge alla polizia nel presente. Ne verrebbe fuori un gioco interessante e originale.
La 25ma ora (Spike Lee, 2002). La storia di Monty Brogan-Edward Norton che passa la sua ultima giornata prima di andare in carcere è perfetta per un’avventura scandita dallo scorrere del tempo. Ognuna delle ventiquattro ore potrebbe essere un segmento, un capitolo del gioco, con due o tre enigmi da risolvere (l’indagine sulla fidanzata sospetta, la fuga dai mafiosi). In più ci sarebbero i flashback. Con un “rush” finale, il segmento della 25ma ora, in cui, per sfuggire alla giustizia, bisogna procurarsi i documenti per cambiare identità e attraversare il deserto per rifarsi una vita.
Nodo alla gola (Alfred Hitchcock, 1948). Perfetto esempio di One Room Game, dato che Hitchcock girò questo film come un unico piano sequenza, creando un effetto teatrale. Il giocatore PC potrebbe essere non tanto il “detective”, quanto uno dei due giovani, magari il più buono, che devono passare una serata a casa con un cadavere nella cassapanca e circondati da ospiti. Gli enigmi? Beh, si può creare qualcosa di originale: per esempio, escogitare vari modi per distrarre gli ospiti e non farli curiosare nella cassapanca. In più, ci dovrebbero essere enigmi nei dialoghi: magari con una conversazione a menu, bisogna rispondere in maniera corretta alle pressioni degli ospiti più sospettosi, come Rupert Cadell-James Stewart.
Memento (Christopher Nolan, 2000). In tanti, anche all’estero, hanno pensato a Memento come film convertibile in gioco. In effetti, di spunti ne offre. Il film si svolge in una serie di segmenti, che corrispondono ai ricordi del protagonista, il quale perde la memoria ogni dieci minuti. Ogni segmento è il pezzo di una storia, che parte dalla fine: e ogni segmento, come nel caso della 25ma ora, può essere un buono scenario avventuroso. Dalla perquisizione della casa ai documenti da recuperare.
Chiudo questa lista citando altri tre film. Il primo è Il delitto è servito (Jonathan Lynn, 1985). Ispirato al gioco da tavolo Cluedo, questo film propone lo stesso scenario della storia interattiva Deadline (Infocom, 1982): un gruppo di persone in una casa in cui viene commesso un delitto. Ma ha una vena ironica, che permetterebbe di creare una variante interessante dell’avventura Infocom. Il secondo film è The Game (David Fincher, 1997), cui è liberamente ispirato anche il mio Flamel. Le situazioni incredibili in cui si trova invischiato il protagonista, vittima di un terribile scherzo, offrono enigmi a go-go. Infine, come ultimo film, segnalo Arancia Meccanica (Stanley Kubrick, 1971). Ebbene sì, questo capolavoro sarebbe una fantastica avventura, anche se guidare una banda di assassini-psicopatici non è proprio edificante.
La lista finisce qui, anche se decine di altri film meriterebbero di essere inseriti, a cominciare da Shining (Stanley Kubrick, 1980) a The Hitcher (Robert Harmon, 1986).
In coda, propongo un’appendice sui film che potrebbero sembrare convertibili in avventure, ma in realtà a mio parere non lo sono. Qualche esempio?
Million Dollar Hotel (Wim Wenders, 2000). Il fatto che si svolga in un hotel funestato da un omicidio potrebbe fare venire l’acquolina in bocca, però in realtà nel film l’indagine è pari allo zero, mentre i dialoghi, i silenzi e i movimenti di macchina hanno il sopravvento.
Cube (Vincenzo Natali, 1997). Anche questo film è stato indicato da molti come perfetto per costruire un’avventura. Ma mi spiegate quanto interessante sarebbe un gioco che si svolge in stanze tutte uguali, senza oggetti, con enigmi legati a un solo calcolo matematico? Il film è bello, trasformarlo in avventura gli farebbe un torto.
Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1995). Il fatto che proponga varie storie, autonome ma allo stesso tempo intersecato, potrebbe invogliare. Ma Pulp Fiction è un film che ha la sua forza soprattutto nei dialoghi: come nel caso di Cube, trasformarlo in avventura gli farebbe un torto.
