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Little Falls

di Roberto Grassi e Alessandro Schillaci

recensita da Roberto Bertoni

Le avventure testuali per un fan delle avventure grafiche come me rappresentano un po’ il big bang, quello da cui tutto inizia; devo ammettere che, seppur dovendo concettualmente molto a questo tipo di gioco, non sono mai stato attratto dal genere: niente grafica (ma stiamo scherzando? Nel 2005?), il bisogno di scrivere esattamente la frase in italiano (o ancor peggio in inglese), la difficoltà di orientarmi all’interno di stanze o labirinti, sono sempre stati ostacoli insormontabili per me povero videogiocatore.

Questo fino all’arrivo di Little Falls: all’inizio devo ammettere che un po’ di scetticismo, nonostante le promesse degli sviluppatori, c’era. Ma dopo aver lanciato il gioco mi sono dovuto ricredere e non di poco. Prima di tutto, però, mi sembra doveroso un breve accenno alla storia: in quest’avventura impersoniamo un poliziotto che nel suo giro di ricognizione deve fermarsi davanti a una casa misteriosa. Di più non posso dirvi e questo è il primo punto di forza di questa produzione: la storia è un susseguirsi di colpi di scena, il ritmo è incalzante, non è permesso un attimo di tregua e questo per un’avventura testuale (almeno per la mia esperienza) è qualcosa di sicuramente nuovo.

Little Falls

Le novità però non si fermano qui: a fianco della componente testuale sono presenti due elementi che contribuiscono a creare l’atmosfera: l’audio e la grafica; iniziamo da quello più “strano”, la grafica: a fianco dello spazio per scrivere sono presenti infatti, nella parte alta dello schermo, alcuni screenshot che accompagnano quella che è la vostra avventura, aiutando così a focalizzare la realtà che investe (nel vero senso della parola) il giocatore. Lo stile di questi disegni è graffiante, sporco, contribuendo ad aumentare l’atmosfera di tensione che circonda il gioco. E qui entra in gioco il sonoro: grida, cigolii, musiche “devianti”, tutto rende l’esperienza del giocatore viva, angosciante, nel terrore che la prossima mossa possa essere l’ultima.

La struttura del gioco beneficia poi di un’ulteriore chicca, con la presenza di finali multipli che invogliano il giocatore a riprendere in mano il gioco anche una volta finito, nel tentativo di trovare la mossa giusta per sopravvivere o anche solo per vedere un altro finale.

Se dovessi trovare una parola per definire Little Falls, la più adatta sarebbe senza dubbio “coinvolgente”, mentre se volete trovare un difetto, forse è l’eccessiva brevità, anche se da una parte la longevità aumenta proprio in luce dei numerosi finali mentre dall’altra la brevità è frutto della tensione che spinge il giocatore a giocare in maniera forsennata :-) .

Se la mia recensione vi può sembrare troppo ottimistica o entusiastica, beh… ne riparleremo dopo che avrete provato il gioco!


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